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Ai Weiwei. Libero.

Ai Weiwei. Libero.

Ai Weiwei. Ci vuole un po´ a metabolizzare il suo nome ma la sua arte è immediata. E potremmo gioirne fino al 22 gennaio 2017 a Palazzo Strozzi.

Con la sovraesposizione di sollecitazioni visive a cui l´uomo contemporaneo è sottoposto oggi è sempre più difficile rimanere scioccati da un´immagine, eppure vedere Palazzo Strozzi avvolto da gommoni rossi certamente suscita sorpresa e sensazioni contrastanti. Quei gommoni, simbolo della tragedia dei migranti nel Mare Nostrum, rivestono il secolare bugnato di un´attualità sconcertante. Dove il realismo delle immagini televisive dei profughi nei Tg non riesce più a scalfire le nostre coscienze intorpidite, il contrasto cromatico, fra quei gommoni e pietra forte del palazzo ci riporta al dramma che si consuma ogni giorno nel Mediterraneo. Ci fa pensare. Comunica. É arte.

Il gioco di contrasti continua nel cortile del palazzo dove giace un´enorme ala metallica, Refraction. Evoca la libertà del volo degli uccelli e la leggerezza degli angeli ma al tempo stesso è immobile, saldamente ancorata al suolo: un arcangelo mutilato? L´opera è composta da bollitori e da quei pannelli solari che in Tibet sono utilizzati per la cottura del cibo.

Giunti all´ingresso del piano nobile dovremmo attraversare una galleria formata da centinaio di biciclette. L´opera fa riferimento al problema dei trasporti e dei movimenti delle masse, anche se le biciclette, elemento fondamentale della vita quotidiana in Cina, sono tutte senza pedali e sellini, le ruote si muovono ma non ci portano in nessun posto.

Terremoto, edilizia intelligente e responsabilità delle morti: non siamo in Italia ma in Cina (terremoto del Sichuan, 2008). Le opere di Ai Weiwei, come SnakeBag – un lungo serpente formato dagli zaini degli studenti morti sotto le macerie di una scuola mal costruita – e Straight – un´installazione formata dalle centinaia di tondini di ferro trovati contorti nelle macerie e raddrizzati a mano – ci riportano in un´istante alla Casa dello Studente dell´Aquila e all´ultimo sisma in centro Italia. Non potrebbe essere più attuale.

Ai Weiwei è un artista scomodo. Nel suo paese ha subito violenze, censura (non è forse la peggiore delle violenze per un artista?) la prigionia (2011) e l´isolamento. Una delle sale espositive è rivestita di elegante carta da parati (The Animal That Looks like a Lama but is Actually an Alpaca) dai motivi dorati che crea un´atmosfera apparentemente patinata e ricorda i foulard delle case di moda più eleganti. Ad uno sguardo più ravvicinato le pareti ci mostrano telecamere, catene e manette: i ricordi della detenzione subita per aver messo in discussione il potere.

Anche lo spettatore è tentato a mettere in discussione il potere e i suoi simboli come ha fatto Ai Weiwei in Study of Perspective. 40 fotografie dove l´artista alza il dito medio verso edifici simbolo del potere. Per quest´occasione l´opera è stata arricchita di un nuovo scatto con Palazzo Strozzi.

Per la mostra @Large del 2014 Ai Weiwei ha realizzato ritratti con i mattoncini LEGO di attivisti, dissidenti politici e personaggi che si sono scagliati contro il potere e che per questo hanno subito vessazioni, l´esilio, la censura. Seguendo questo filo conduttore l´artista ha ritratto con la stessa tecnica quattro personaggi indissolubilmente legati a Firenze: Dante, Galileo, Savonarola e Filippo Strozzi, proprio colui a cui si deve la costruzione del Palazzo che ospita oggi questa mostra.

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