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La Gipsoteca Bartolini alla Galleria dell’Accademia

La Gipsoteca Bartolini alla Galleria dell’Accademia

La Galleria dell´Accademia di Firenze ospita ogni anno una media di un milione mezzo di visitatori provenienti da ogni parte del mondo. La sua principale attrazione è il corpus di sculture di Michelangelo: dopo aver visto i Prigioni, il San Matteo, la Pietà e soprattutto il David i visitatori escono.

Alcuni curiosi, invece, sono attratti da una stanza che sembra piccola dall´esterno ma, al contrario di quanto si pensi, ospita al suo interno circa 300 capolavori in gesso di fondamentale importanza per la scultura dell´ottocento. Si tratta della Gipsoteca Bartolini, una delle più importanti raccolte nel suo genere in Italia.

Cosa è esattamente una gipsoteca? Analizzando l´etimologia della parola possiamo vedere che è il luogo (-teca:contenitore) dove si conservano le riproduzioni o gli originali in gesso (dal greco gypsos) di sculture in marmo, bronzo e terracotta.
Tutti conoscono Michelangelo, ma pochi, fra coloro che non hanno studiato storia dell´arte, conoscono Lorenzo Bartolini e Luigi Pampaloni. È un vero peccato.

Una delle cose più curiose è che questi artisti siano così poco noti al grande pubblico oggigiorno, mentre al loro tempo erano famosi e lavoravano per i maggiori esponenti dell´alta borghesia e aristocrazia europea. Bartolini era secondo solo al Canova. Entrambi toscani (Bartolini nacque a Prato nel 1777 e Pampaloni a Firenze nel 1791) ed entrambi attivi negli stessi anni.

La famiglia Bartolini avviò le trattative per la cessione degli studi in gesso e dei modelli presenti, al momento della morte, nel suo studio a Borgo San Frediano nel gennaio 1850. La trattativa con lo Stato Italiano si concluse solo nel 1889 e le opere furono suddivise fra il Cenacolo di Fuligno e quello di San Salvi. Successivamente parte della collezione fu portata in deposito a Prato. Solo 8 pezzi furono trasferiti nel museo dell´Accademia.

Durante l´alluvione del 4 novembre del 1966, le opere collocate nel Cenacolo di San Salvi furono danneggiate, in alcuni casi irrimediabilmente. Fu così che si optò per la collocazione definitiva nella Galleria dell´Accademia ovvero nel luogo che fu un tempo la corsia delle donne del trecentesco ospedale di San Matteo. Finalmente nel 1985 furono aperte le porte di questo nuovo allestimento museale nel quale si cercava di offrire ai visitatori una prova tangibile delle origini accademiche di questo museo.

I più temerari pertanto rimangono sempre stupiti e affascinati da questa sala e dai modelli preparatori in gesso. Al suo interno si può spiegare la complessa tecnica scultoria e non solo. La materia è ampia. Per questo cari lettori vi chiedo di avere un po´ di pazienza e di continuare a seguirci perché presto ne saprete più.

Samantha Para

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